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L’ Asilo Nido di viale San Marco

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Già nell’Ottocento si parla di servizi sociali, di forme di assistenza rivolte alle madri lavoratrici e ai loro bambini. La società cambia e l’inserimento della donna nel mondo del lavoro, pone il problema della custodia e della cura dei figli in tenera età. Nascono così delle forme di assistenza per bambini da 0 a 3 anni che preludono gli asili nido contemporanei.
Nel 1864 Anna Maria Mozzoni, una delle più convinte assertrici dell’emancipazione della donna, con la sua opera sostiene quanti fondano scuole, asili e istituti di educazione per i figli delle donne lavoratrici, nelle varie forme e denominazioni.
Nel 1907 Maria Montessori, laureata in psichiatria e con una grande curiosità verso il mondo infantile, che riteneva tutto da scoprire, fa la sua prima esperienza nell’accudire i bambini nel quartiere San Lorenzo a Roma, dove trovano alloggio famiglie bisognose. Una grossa società edilizia affida a queste famiglie la ristrutturazione degli edifici, assegnando loro premi, ma sorge il problema di assistere i bambini piccoli che non sono ancora in età scolare e Maria Montessori assolve a questo compito con successo realizzando un esperimento pedagogico orientato alla valorizzazione dell’individualità e della libertà del bambino: non ci sono costrizioni per i bambini, ma libertà di movimento, di azione, di appagare le proprie curiosità. Da questa esperienza nascerà il suo rivoluzionario metodo educativo.
La Montessori sente l’esigenza di una riforma per la collettività, che deriva dalla necessità di aiutare la donna che lavora , affinché ella possa lasciare il figlio non solo in un luogo sicuro, ma anche in un luogo atto a migliorarlo.
Il primo intervento di carattere pubblico avviene nel 1925 con la nascita dell’O.N.M.I. (Opera Nazionale per la Protezione della Maternità e dell’Infanzia).
L’Opera si propone di provvedere all’assistenza delle gestanti, delle madri bisognose e abbandonate, assistere i bambini lattanti e divezzi, sino al quinto anno provenienti da famiglie bisognose, provvedere ai fanciulli fisicamente o psichicamente anormali e a quelli abbandonati, traviati o delinquenti sino all’età di diciotto anni. Il nuovo Ente deve inoltre favorire la diffusione delle norme e dei regolamenti nel campo della maternità e dell’infanzia.

Vengono aperti i primi asili pubblici denominati Case della Madre e del Fanciullo, che accolgono bambini da 0 a 3 anni e che hanno carattere prevalentemente assistenziale.
Il superamento della concezione puramente assistenziale si afferma soprattutto negli anni ’50 e ’60, quando si consolida il principio che anche gli asili nido rappresentano un elemento fondamentale nel processo di socializzazione e in quello di educazione del bambino, per aiutarlo a sviluppare le sue doti individuali sul piano culturale, spirituale e morale. L’asilo nido diventa un’opportunità nell’interesse del bambino e dei suoi genitori, che possono lasciare i loro pargoletti in un ambiente specializzato, alla presenza di figure professionali preparate in grado di instaurare un rapporto con i bambini improntato sulle regole pedagogiche. Il bambino può comunicare con le sue educatrici che lo rassicurano e lo accudiscono e relazionarsi con i suoi coetanei stimolando il suo sviluppo. L’asilo nido quindi dà la possibilità alla donna che lavora di lasciare il proprio figlio, in un ambiente atto a migliorarlo e nello stesso tempo sicuro, secondo i dettami di Maria Montessori.

Proposte per una soluzione razionale dei problemi della Maternità e dell’Infanzia a Mestre

La città di Mestre nella seconda metà degli anni ’50 subisce un forte incremento demografico, migliaia di persone giungono nella terraferma veneziana provenienti da Venezia e dalla campagna, attratte dall’opportunità di lavoro che deriva dal grande sviluppo industriale di Portomarghera. Sorgono nuove abitazioni per ospitare le famiglie di lavoratori, si assiste ad un intenso sviluppo edilizio in particolare in una vasta area denominata Villaggio San Marco, che diventerà un importante quartiere di Mestre. Ne consegue il delinearsi di un problema di carattere sociale, ovvero quello di dare assistenza alle madri lavoratrici e ai loro figli in tenera età, i quali necessitano di trascorre parte della giornata in un luogo sicuro, mentre le mamme lavorano, seguiti da persone competenti e capaci di accudirli secondo un indirizzo pedagogico – culturale.
La Provincia di Venezia e la Federazione Provinciale dell’O.N.M.I., si dimostrano particolarmente attente ai cambiamenti sociali e alle politiche dell’infanzia, evidenziando la necessità di creare spazi adeguati a tale scopo, come la realizzazione di una nuova Casa della Madre e del Bambino, comprendente un asilo nido e un consultorio pediatrico materno.
Il 15 gennaio del 1957, l’Ing. Favaretto Fisca, Presidente dell’Amministrazione Provinciale di Venezia, nonché Presidente della Federazione Provinciale O.N.M.I.., scrive al Presidente Nazionale dell’O.N.M.I. presso la sede centrale a Roma, esponendo i cambiamenti che coinvolgono il territorio, in particolare Mestre, che assiste ad un vertiginoso incremento demografico (circa 8000 unità all’anno) dovuto principalmente allo sviluppo industriale e commerciale di Portomarghera.
La Provincia, egli afferma, di fronte a questo fenomeno ha saputo affrontare e in gran parte risolvere gli importanti problemi connessi, realizzando opere come il modernissimo Istituto Tecnico Industriale “Pacinotti”, il cavalcavia di San Giuliano, il progetto per l’aeroporto di Tessera, ecc. Rimane però da affrontare il grosso inconveniente della Casa della Madre e del Bambino, in quanto la struttura di Mestre, in via Costa, è carente sotto ogni aspetto.
La proposta è di realizzare una moderna ed attrezzata Casa della madre e del Bambino, comprendente un asilo nido, un consultorio pediatrico materno, l’assistenza sociale e un ambulatorio.
Favaretto Fisca chiede al Presidente Nazionale O.N.M.I. di autorizzare la Federazione Provinciale a concretare con la GESCAL (Ente Gestione Servizio Sociale Case Lavoratori) l’immediata realizzazione a Mestre della nuova Casa della Madre e del Bambino.
La nuova struttura dovrà sorgere presso il Villaggio San Marco, che assiste ad un vertiginoso incremento demografico, grazie alla creazione del grande complesso INA-Casa e alle infrastrutture realizzate dalla Provincia come il cavalcavia di San Giuliano. In quest’area è pressante il bisogno di una maggiore assistenza sociale: risiedono famiglie di lavoratori, ci sono anche donne lavoratrici, che necessitano di una struttura per l’accoglienza dei loro figli da zero a tre anni, c’è bisogno di un nido sicuro e funzionale.
L’Ente Gestione Servizio Sociale Case per Lavoratori, con una comunicazione al Presidente della Provincia, Ing. Favaretto Fisca, assicura di tenere nel massimo conto la sua proposta e che, in vista dell’ampliamento del Villaggio San Marco, ed essendo ormai prossima la discussione del progetto urbanistico, l’Ente non mancherà di far presente la necessità di realizzare tale progetto.
Il 16 novembre del 1957, presso l’Istituto Autonomo per le Case Popolari di Venezia, in relazione alla sistemazione definitiva dei servizi collettivi del quartiere di Venezia, San Giuliano (Villaggio San Marco), viene concordata la realizzazione dell’Asilo Nido e Consultorio Pediatrico materno da parte della Gestione INA-Casa, in sede autonoma nell’area libera esistente tra la prima e la seconda torre. L’Ente Gestione Servizio Sociale Case per Lavoratori comunica all’O.N.M.I. che in luogo della Casa della Madre e del Bambino, onde evitare difficoltà di finanziamento, è stato deciso in sede locale di costruire un ampio asilo nido con annesso consultorio pediatrico materno. L’edificio sarà realizzato dalla Gestione INA-Casa in sede autonoma. Nel frattempo viene autorizzata l’alienazione della Casa della Madre e del Bambino di via Costa a Mestre, la cui vendita è forzatamente vincolata alla costruzione dell’asilo nido in Villaggio San Marco.

La struttura originaria nel 1936

La struttura originaria nel 1936

1950

1950

Il 17 gennaio 1959, presso la Direzione Generale dell’INA-Casa a Roma, viene approvato il progetto dell’ Asilo Nido del Villaggio San Marco, realizzato dal Professor Bruscagnin, in collaborazione con gli architetti Cristorfori, Gusso, Vianello (Capo gruppo Vallot), professionisti che hanno a cuore l’elaborazione del progetto, che accolgono integralmente i desideri e i suggerimenti dell’O.N.M.I. provinciale, specie per quanto riguarda la funzionalità dei locali in relazione ai servizi cui sono destinati, preoccupandosi di visitare le migliori Case della Madre e del Bambino del Triveneto. A seguito di lungaggini burocratiche attribuibili a INA-Casa e Istituto Autonomo Case Popolari, la costruzione dell’Asilo Nido viene eseguita tra il 1961 e il 1962.

Avvio dei lavori di fronte alla neonata chiesa intitiolata a San Giuseppe Lavoratore, 1961

Avvio dei lavori di fronte alla neonata chiesa intitiolata a San Giuseppe Lavoratore, 1961

La nuova struttura in costruzione, 1961

La nuova struttura in costruzione, 1961

Vista dalla terrazza della nuova costruzione

Vista dalla terrazza della nuova costruzione

Il nuovo Presidente della Provincia di Venezia e della Federazione provinciale O.N.M.I, Alberto Bagagiolo, dispone le modalità per la consegna dell’edificio e per la relativa convenzione, allo scopo di affrettare i tempi per l’inizio delle attività igienico-assistenziali tanto socialmente importanti, quanto sentite dalla popolazione interessata, predisponendo inoltre una somma di dodici milioni di lire per l’arredamento occorrente. La spesa di costruzione del fabbricato (lire 65.000.000) è stata sostenuta integralmente dall’INA-Casa (Gestione Case per Lavoratori), assieme all’onere per l’acquisto dei 3600 metri quadrati di area scoperta (valutata ca. 40 milioni), all’arredamento hanno provveduto la Provincia di Venezia con 8 milioni di lire e l’O.N.M.I. con 5 milioni.
Con la convenzione del 16 marzo 1963, l’INA-Casa, proprietaria della struttura di Viale San Marco, 184, cede a titolo gratuito, alla Federazione Provinciale dell’O.N.M.I. i locali da adibire a Centro Assistenziale (Asilo Nido, Consultorio Pediatrico e Materno).

Il nuovo asilo, 1963

Il nuovo asilo, 1963

La nuova istituzione studiata anche nei minimi particolari comprende: un asilo nido per circa 80 minori lattanti e divezzi (fino a tre anni), un consultorio pediatrico e un consultorio ostetrico-ginecologico.
Il giorno 7 dicembre 1963 viene inaugurata la Casa della Madre e del Bambino del Villaggio San Marco.

Il giardino dell'asilo

Il giardino dell’asilo

Il Card. Angelo Urbani, Patriarca di Venezia, all'inaugurazione

Il Card. Angelo Urbani, Patriarca di Venezia, all’inaugurazione

Il Patriarca ed il Presidente della Provincia si intrattengono con i bambini dell'asilo (da "Il Gazzettino", 8 dicembre 1963)

Il Patriarca ed il Presidente della Provincia si intrattengono con i bambini dell’asilo (da “Il Gazzettino”, 8 dicembre 1963)

La stampa

Nel dicembre del 1964, nella rivista “Noi donne”, la giornalista Bruna Bellonzi descrive l’Asilo nido del villaggio San Marco “un nido come ne vorremmo a migliaia”.

Copertina de "Noi Donne", con lo speciale "Asili nido"

Copertina de “Noi Donne”, con lo speciale “Asili nido”

Nel suo articolo afferma “ Questo è un nido come noi lo sogniamo; un nido in cui i bambini attendono sereni e sicuri che il lavoro e le fatiche domestiche lascino finalmente libera la mamma d’avere per sé il suo bambino, di dedicare a lui una parte della giornata. Senza drammi, né preoccupazioni, ma semplicemente come se il nido e la casa fossero due aspetti dello stesso problema: che è sempre e solo quello di offrire ai piccini il modo migliore per crescere sani, sereni e sicuri, affidati a mani esperte, a cuori pieni di affetto. E’ un sogno un nido così? Le nostre foto sono lì a smentire questo possibile dubbio, a testimoniare che, se si vuole, ogni bambino e ogni madre possono avere ciò di cui hanno bisogno, e cioè la sicurezza di disporre di giornate tranquille, nelle quali la separazione non dà dolore, ma è anzi un’ attesa piena di gioia del momento in cui potranno di nuovo essere insieme.
Certo, questo nido non l’abbiamo trovato dietro il primo angolo di strada. Tuttaltro: abbiamo dovuto girare mezza Italia, siamo dovuti venire a Venezia, prima di intravvedere la soluzione che pensiamo faccia al caso nostro, quella soluzione, che ci sentiamo di poter indicare alle nostre lettrici; alle mamme che lavorano, come la soluzione ideale. Il fatto che questo nido sia, se non unico, raro, non ci scoraggia: perché costituisce la prova che un’iniziativa così è realizzabile a Venezia come in ogni parte d’Italia. …omissis… Capace di accogliere 83 bambini, ne ha iscritti molti di più, le richieste superano i 150 posti.
E’ bello, funzionale, modernissimo; dispone di uno scelto, seppure limitato stuolo di addetti, (un’economa, una puericultrice, sei inservienti, oltre il segretario, signor Lindaver e i medici: un pediatra, un ginecologo, un dermatologo) e riscuote la fiducia incondizionata delle mamme del quartiere.
Sembrerebbe un miracolo, e in un certo senso lo è: un miracolo della sensibilità, dell’intelligenza, della tenacia di tutte le persone e gli organismi che hanno cooperato a realizzarlo; vincendo ostacoli e lungaggini burocratiche, fidando nell’apporto di ognuno, credendo nella iniziativa, fino a che essa è divenuta realtà.
Sappiamo che oggi, in Italia, molti dicono: <>. Ma quali soluzioni sono loro offerte? C’è il nido dei <>, dove i bimbi sono maltenuti, c’è il nido dei ricchi, dove si devono pagare quote mensili favolose, c’è disorganizzazione, ci sono orari scomodissimi…I nidi ben attrezzati si contano sulla punta delle dita; sono, purtroppo, molto pochi. Le mamme, quindi, godono di una sola libertà, quella di lasciare i figli piccoli a casa, affidati alle mani inesperte delle sorelline maggiori, alle nonne stanche, a vicine accondiscendenti: per loro non c’è davvero scelta. Si creino quindi a migliaia nidi confortevoli, ben attrezzati, moderni, dove vengano accolti i più piccini come in una seconda casa, in una seconda famiglia: così le donne saranno in grado i sentirsi realmente appoggiate e aiutate.”

(da “C’era una volta un Nido, di Luisa Melograni – rivista “Noi Donne” del 19 dicembre 1964 e “Otto ore di serenità, di Bruna Bellonzi – rivista “Noi Donne” del 19 dicembre 1964“)

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Educatrici presso l'asilo, 1963

Educatrici presso l’asilo, 1964

Con la legge 23 dicembre 1975, n.698, l’Opera Nazionale per la Protezione della Maternità e dell’Infanzia, istituita nel 1925, viene soppressa il 31 dicembre 1975 e le sue funzioni vengono trasferite alle regioni. Le funzioni amministrative relative agli asili nido ex-O.N.M.I. e ai consultori comunali vengono attribuite ai comuni: la gestione dell’asilo nido del Villaggio San Marco viene trasferita al Comune di Venezia.

Oggi

La struttura socio-educativa ora denominata Asilo Nido “Trilli” (la fatina di Peter Pan), Trilli inserita nella Municipalità di Mestre-Carpenedo e comprendente al suo interno uno Spazio-cuccioli, un Consultorio Pediatrico e un Consultorio Familiare, rappresenta un luogo di formazione e socializzazione atto a sviluppare la creatività e le potenzialità cognitive dei bambini, nella prospettiva del loro armonico sviluppo.
Oggi, il contesto socio-economico che circonda tale struttura è cambiato, ma i bisogni sociali delle famiglie permangono, per cui l’opera realizzata agli inizi degli anni ’60 continua a svolgere la sua funzione socio-assistenziale, nel rispetto delle motivazioni che animarono gli amministratori provinciali dell’epoca.

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