Vecchie immagini di storia mestrina

Il Teatro Balbi

Chissà quante volte abbiamo attraversato la Galleria del Teatro Vecchio, magari uscendo da Coin per andare in via Mestrina, oppure quando molti anni fa era ancora aperta la sala biliardi Accademia per una partitina fra amici.
Forse però non tutti sanno che quello stabile era il Teatro Balbi.
Nel 1778, su un fondo di proprietà del patrizio veneto Almerico Balbi sito in zona Piazza Barche in vicinanza alle rive del Canal Salso, da un suo grandioso progetto sorse quello che, per la sua grandezza ed armonica costruzione , fu definito uno dei migliori teatri d’Italia, il Teatro Balbi che appunto da lui prese il nome.
La progettazione ed esecuzione dell’opera fu affidata a Bernardino Maccaruzzi, architetto veneziano, ed il costo per la realizzazione lievitò dai 10.000 ducati previsti a ben 45.000 necessari per terminare i lavori.
Dopo nove mesi, il Teatro arrivò a compimento lasciando tutti affascinati dalla grandiosità dell’opera: l’atrio era fiancheggiato da botteghe di caffè e confetterie mentre sopra furono erette in due piani due Sale maestose con camere adiacenti per prove dell’Opera e altri usi.
Vastissimo era il palcoscenico, capace di ospitare gli spettacoli più grandiosi: l’ultima rappresentazione fu il dramma giocoso “ La caccia di Arrigo IV “ dove fecero la loro comparsa 12 ballerini, 26 figuranti, 80 granatieri austriaci, 16 ussari con i loro cavalli e 12 cani, tutto questo per raffigurare la scena della caccia ad un cervo in corsa.
Il Teatro Balbi era una delle mete preferite, assieme a quella mestrina, della nobiltà veneziana che da Venezia con le barche scendeva attraverso il Canal Salso per recarsi alle rappresentazioni.
Nel 1811 il Teatro fu demolito per lasciare spazio a unità abitative: parte degli arredi che impreziosivano i suoi locali ed i vari complementi di arredamento furono trasferiti al Teatro alla Scala di Milano.
Oggi, attraversato dalla Galleria del Teatro Vecchio, giunge fino ai giorni nostri solo l’atrio, oggetto di un restauro non lontano che ne permette una parziale riconoscibilità. Per dare un riferimento, se il Teatro oggi esistesse ancora, sarebbe grande quasi tre volte il Teatro Toniolo.

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