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La chiesa di Sant’Elena di Tessera, le origini.

Nel Quaderno di Terra Antica “Da San Martino di Campalto a Terzo di Tessera….” si trova un paragrafo che ricostruisce la Storia della chiesa di S. Elena di Tessera. In questo post ne riportiamo gli aspetti principali.
La chiesa e la sua torre-campanile erano di antichissima origine, risalenti probabilmente a prima dell’anno 1000. Fu ricostruita dalle sue rovine nel 1507.
La chiesa apparteneva alla famiglia trevigiana dei “Da Carbonara” di origine germanica che esercitava la funzione di “avvocati” del vescovo di Treviso. Dalla famiglia Da Carbonara nel XII secolo discenderanno le famiglie dei Da Tempesta signori di Noale, la famiglia Bozolino e i Da Crespignaga.
Il territorio di Tessera, Terzo, Campalto, Val Pagliaga (ora Ca’ Noghera) e anche Mestre, Favaro, Carpenedo etc. dipendeva dal Comune di Treviso. Solo nel 1337 Venezia conquistò il Castello di Mestre e nel 1339 la città di Treviso ma tutti questi territori rimasero alle dipendenze della Diocesi di Treviso fino al 1927.
Il 30 novembre 1089 Bertaldo Da Carbonara, archidiacono della chiesa di Treviso, donò la chiesa di S. Elena all’Abbazia benedettina di S. Benedetto di Polirone (San Benedetto Polirone si trovava in Provincia di Mantova) e questo è considerato l’atto fondativo della chiesa. L’abbazia di S. Benedetto di Polirone era stata fondata dalla potentissima famiglia dei Canossa. Con lo stesso atto Bertaldo donava anche 15 mansi (un manso era un podere lavorato da una singola famiglia di contadini e corrispondeva a circa 25 campi), il primo dei quali si trovava in S. Elena, il secondo in Terzo e altri sparsi per il territorio veneto.
A questa prima donazione se ne aggiunsero altre negli anni successivi da parte di altri membri della famiglia Da Carbonara.
Il 17 aprile 1091 Compagno e Milio, fratelli di Bertaldo donarono a Polirone la porzione a loro spettante della chiesa di S. Elena con sei campi di terra e altre porzioni di terra in Corbolo (località sulla riva di Campalto), Campalto, S. Elena, Casadego (località di Tessera), Terzo e Paliaga, tutti luoghi fra loro poco distanti e giacenti sul territorio di gronda della laguna di Venezia. Anche Gerone, altro figlio di Drudone Da Carbonara, il 24 maggio 1095 fece la sua donazione a Polirone della porzione a lui spettante della chiesa di S. Elena, con cinque campi di terra e il terzo di un’ottava porzione. Nello stesso giorno Oza, moglie di Gerone, secondo la “lege vivere longobarda” (secondo la legge longobarda), confermò la donazione del marito. In quel periodo le famiglie potevano scegliere le modalità giuridiche a cui sottostare, il diritto romano o longobardo.
La donazione di Bertaldo Da Carbonara della chiesa di S. Elena a S. Benedetto di Polirone aveva preceduto di qualche anno il dono del monastero di S. Cipriano di Murano alla stessa Abbazia di Polirone. A Polirone, nel 1105, erano state attribuite quattro pievi, diciannove chiese e otto cappelle disperse su un territorio molto vasto di otto diocesi dell’Italia centro-settentrionale. L’Abbazia di Polirone era stata donata da Matilde di Canossa al Papa Gregorio VII e da questi era stata aggregata all’Abbazia benedettina di Cluny nel 1077. Lo stesso Bertaldo Da Carbonara era stato Monaco di Polirone e questo spiega il solido legame che si instaurò con i monasteri veneti, nel tentativo di espandere l’influenza della riforma benedettina di cui Polirone era la più alta espressione nell’Italia centro-settentrionale.
Ma perché queste donazioni di chiese, monasteri, abbazie da parte di queste potenti famiglie feudali? Oltre all’impulso religioso e la volontà di assicurare un servizio di devozione al territorio, il rapporto con l’Ente religioso aveva significati ulteriori, manifestazione tangibile dell’affermazione della famiglia, del suo peso sociale e della sua potenza signorile locale. L’istituzione religiosa assumeva funzione economico-sociale, in quanto diveniva nucleo di controllo di larghi strati della società rurale, centro di produzione agraria e di rapporti contrattuali con altre famiglie. In altre parole svolgeva una funzione politico-signorile e di aggregazione parentale: costituiva uno strumento funzionale al consolidarsi di una gerarchia, con una posizione preminente da parte della famiglia fondatrice.
Nel 1122 Maltruda, vedova di Milio Da Carbonara, donò a Polirone l’ottava parte della chiesa di S. Elena con il cimitero e pertinenze e un pezzo di terra arativa in S. Anto(nio), confinante da due lati colla detta chiesa, da un capo colla selva detta di Montiano, dall’altro colla strada. Questo atto ci permette di leggere, per la prima volta, un riferimento all’antica chiesa di S. Antonio di Tessera e al luogo dove poteva essere sorta. Della chiesa di S. Antonio di Tessera, distrutta probabilmente durante le guerre di Ezzelino da Romano, si erano perse le tracce da oltre 700 anni.
L’acquisizione di nuove terre in tutta la gronda veniva perseguita senza interruzioni, con le donazioni, acquisti e permute. e il 29 dicembre 1161 Ildebrando priore di S. Elena comprava da Andrea da S. Ambrogio un pezzo di terra in Paliaga confinante da un capo col Canale, dall’altro colla Palude salsa. Certamente si trattava del Canale Cattale e la Palude era detta salsa in quanto quel territorio era subsidente rispetto al livello della laguna adiacente e le acque salate penetravano in quella bassura che prese il nome di Lito marino. Solo con le arginature, la vastissima rete dei fossi, le chiaviche e le bove (chiaviche) quegli antichi abitatori riuscivano a governare le acque e rendere, almeno in parte, produttivi quei terreni.
Con la scomparsa di Gregorio da Carbonara si consolidò la dipendenza di S. Elena ai vescovi trevisani. La chiesa di S. Elena il 24 ottobre 1294 fu unita (con le sue terre) e incorporata nell’Abbazia di S. Cipriano di Murano che a sua volta nel 1587 fu unito al Patriarcato di Venezia. Pertanto il vasto patrimonio immobiliare di S. Elena e di S. Cipriano, che si era sviluppato nei secoli precedenti nel territorio della gronda lagunare, entrò a far parte dei Beni appartenenti al Patriarcato di Venezia. Il Catasto dei Beni della Mensa Patriarcale, fatto eseguire dal Patriarca Angelo Ramazzotti in data 1 maggio 1867 e censiti dell’ing. Antonio Brusoni, per il Distretto di Mestre comprendeva le Possessioni di Campalto, Terzo, Tessera e Paliaga e rilevava una superficie di pertiche censuarie 5675.44, pari a 1090.45 campi a misura trevisana.
Dopo l’Unità d’Italia con le leggi di soppressione delle corporazioni religiose e la liquidazione dell’Asse ecclesiastico, la chiesa di S. Elena fu incorporata nei beni dello Stato e successivamente alienata con bando pubblico. Fu assegnata, nel 1869, a Giacomo Checchin che era stato suo affittuario.
Tratto dal Quaderno di Terra Antica “Da San Martino di Campalto a Terzo di Tessera. Il territorio della gronda di Venezia nei documenti della Mensa Patriarcale” di Lionello Pellizzer

La chiesa di S. Elena, da Archivio del Patriarcato anno 1777. Catasto dei Beni di Tessera

La chiesa di S. Elena in un disegno del 1927

Antico monastero benedettino di S. Elena in una foto degli anni ’50

Foto della chiesa di S. Elena e del suo campanile-torre in una foto del 1964

La chiesa di S. Elena e torre-campanile in una foto recente

La Possessione Prima, un corpo di 54 campi del Patriarcato di Venezia. Al proprio interno c’era la chiesa di S. Elena

L’abbazia di S. Benedetto Polirone

Catastico del Patriarcato di Venezia, anno 1766. Data 30 Novembre 1089. Pagina dove si trova descritto l’Atto del Donazione di Bertaldo Da Carbonara, arcidiacono della chiesa di Treviso, a S. Benedetto in Polirone

Carta topografica dell’Archivio di Stato che descrive ” Beni in Torresana” località in Tessera. Metà sec. XV. Descritta la via Annia detta “la Stradella”, la strada che va a Terzo, la fossa Piovega

Archivio di Stato, Mensa Patriarcale. Atto attestante la visita di Bernardino Marino, vescovo di Treviso, alla chiesa campestre di S. Elena. Data 16 settembre 1791

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