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Vecchie immagini di storia di Mestre

Campalto e Tessera: il paesaggio perduto della gronda lagunare

Il paesaggio della gronda lagunare fra S. Martino di Strada (Campalto) e Tessera fra il 1078 e il 1513. Il mulino di “Campo Alto” funzionante con l’escursione di marea e il palazzo dei Morosini costruito sulla sponda della barena, all’epoca molto inoltrata nella laguna. Pillole di Storia
Nel libro di Jacopo Filiasi pubblicato nel 1797 “Memorie Storiche de’ Veneti Primi e Secondi” Tomo Sesto, sono riportate interessanti notizie su fatti riguardanti la Storia di Venezia accaduti in gronda lagunare fra Campalto e Tessera. Nel 1508 era stato stipulato in Francia a Cambrai, un accordo segreto fra il papa Giulio II e le principali monarchie europee (Sacro Romano Impero, Spagna e Francia) per contrastare la crescente potenza di Venezia e la sua espansione in terraferma.
Il Filiasi fornisce una testimonianza importante della guerra scatenata dalla Lega di Cambrai contro Venezia. Dopo una serie di gravi sconfitte, Venezia stava per soccombere. Siamo nel 1513 e, dopo aver messo a ferro e fuoco Mestre e le campagne mestrine, le truppe spagnole e tedesche giunsero sul margine della laguna di Campalto in prossimità del palazzo dei Morosini che era stato edificato sulla sponda lagunare che, in quell’epoca, s’inoltrava molto nella Laguna. I Morosini erano i principali proprietari delle terre di S. Martino di Strada (Campalto), avevano ricostruito la chiesa di S. Martino e ne erano diventati i giuspatroni.
Filiasi racconta che il palazzo fu bruciato il 13 settembre 1513 e raso al suolo con “tutto il bellissimo giardino, ben fornito di viali e siepi e parterri”. La testimonianza dell’esistenza del palazzo, Filiasi la trovò in un’iscrizione affissa al muro di una “picciola casuccia che ora trovasi al piede del margine e che parla di quel palagio e giardino” e in un disegno fatto nel 1488. La penisola sui cui era costruito il palazzo, fu successivamente scavata e distrutta, per ordine del governo veneziano, perché poteva essere utilizzata dai nemici di Venezia. Stessa sorte ebbero la Punta lunga di Tessera e la Punta dei Lovi a Bottenigo (attuale Porto Marghera).
La curiosità. Abbiamo provato a disegnare, usando l’Intelligenza Artificiale, e rappresentare un’immagine con il palazzo dei Morosini in Punta del Passo (attuale denominazione). Di questo palazzo, oltre a quanto scritto da Filiasi, non ci sono altre notizie: sarebbe interessante che prima o poi si facesse una ricerca archeologica per scoprire dove fosse davvero.
Il mulino sulla sponda delle barene di “Campo Alto”. Si chiamavano Aquimoli Molendini ed erano posizionati all’interno delle acque lagunari perché il Dominio di Venezia finiva sulle sponde della laguna. Solo a partire dal 1337 i Veneziani conquistarono Mestre, nel 1339 la città di Treviso e poi, nei primi anni del ‘400 Padova, Vicenza e Verona. Perciò i mulini, necessari per poter macinare il grano, non potevano essere collocati in terraferma lungo i fiumi e sfruttare la forza della corrente. Venivano collocati in laguna sopra le barche (sandones) o sulla riva dei canali lagunari per sfruttare l’escursione delle maree. Dice G.B. Gallicciollli nel suo “Saggio sopra i Veneti Primi” che erano assai numerosi i mulini vicini a Rialto sul Canal grande, a S. Benedetto, a S. Lucia, a S. Giorgio Maggiore e in altri luoghi. Ve ne erano intorno a Lido maggiore, nel Canal grande di Mazzorbo, in quello di Torcello e di Murano.
Risalgono al 1078 le testimonianze (J. Filiasi, G.B. Gallicciolli, G. Zanetti) di un mulino situato nella palude vicino a Campalto: “Giusta figlia di Domenico Mastalico Foscari…Aquimolio Molendino posto nella palude vicino Campalto…”. Questo mulino utilizzava un canale che era collegato con un altro mulino di S. Lorenzo.
C’è un disegno dell’Archivio di Stato che da un’idea precisa del sistema ideato dai nostri geniali antenati: risale al XV secolo e vi è disegnato un mulino a tre ruote (di proprietà dei Morosini) che si trovava a Murano, all’estremità di una diga/argine che circondava uno spazio d’acqua detto “Lago”; andava dalla chiesa di S. Mattia a S. Maria degli Angeli. Il mulino sfruttava il flusso di marea in entrata nel Lago e il successivo deflusso dal Lago stesso.
Curiosità: anche in questo caso abbiamo provato a fare un disegno con l’A.I. che rappresentasse quella situazione. Con le dovute cautele e approssimazioni, speriamo sia stato utile per immaginare il paesaggio antico della gronda e comprendere meglio tutto il contesto.
A cura di Leonello Pellizzier

Campalto, il ghebo Morosini e la “Punta del Passo”. Mappa austriaca del 1860 ca.

Mappa dell’archivio di Stato, anno 1736. Le case dei Morosini vicino al “Passo di Campalto. Il Ghebo Morosini e le barene

Mappa dell’archivio di Stato, raccolta Terkuz anno 1520 ca. Le case dei Morosini, il ghebo Morosini, la chiesa di S. Martino di Strada e, più a nord ovest, la chiesa di S. Elena di Tessera. L’Osellino era stato scavato fra la fine del 1506 e il 1507

Immagine ottenuta con A.I. Il Palazzo dei Morosini costruito prima dello scavo dell’Osellino sulla “Punta Morosini” che in quell’epoca era molto inoltrata in laguna. Sullo sfondo Campalto e la chiesa di S. Martino

13 settembre 1513. Distruzione del Palazzo dei Morosini da parte dei soldati spagnoli e tedeschi durante la guerra della Lega di Cambrai contro Venezia. Immagine A.I.

La chiesa di S. Martino di Strada, ricostruita dai Morosini. L’altare maggiore con il dipinto di S. Martino. Foto L. Pellizzer

Mappa di Cristoforo Sabbadino del 1540 ca. Territorio dal Tombello (attuali Parco di S. Giuliano) a Paliaga (ora Ca’ Noghera.

Mappa satellitare del Passo di Campalto

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