Mestre Antica

Vecchie immagini di storia di Mestre

Casatico di Tessera: storia di un toponimo scomparso

In Archivio di Stato e del Patriarcato di Venezia, ci sono Atti antichissimi che descrivono Permute e  Donazioni di terre situate in Casatico o Casadego di Tessera. Ma dove si trovava questa località e che significato aveva questo “toponimo”? Una ricerca negli Archivi appassionante ma molto complicata. Pillole di Storia.

     Il 17 Settembre 1119 Tebaldo Priore del monastero di S. Elena di Tessera e Madalberto Priore di S. Cipriano di Murano, si scambiarono la proprietà di terre in “Casatico” a Tessera, in cambio di un manso (nota 1) che si trovava nei pressi della selva di S. Cipriano (sempre in Tessera). Il 20 marzo 1128, Compagno figlio di Compagno da Carbonera (potente famiglia di “avvocati” del vescovo di Treviso) donò al monastero di S. Elena una masseria situata in Tessera, in località Casadego. Altri Atti successivi – anni 1137,  1164, 1185, 1219, 1261, 1288, 1353 e 1363 richiamano la località Casatico o Casadego di Tessera. Ma dove si trovava questa località e da dove derivava questo “toponimo”?

     Scrive Giovanni Roman nel suo saggio “Due toponimi bizantini in Italia: una verifica”. Atti del Convegno del 2011. “L’interpretazione semantica di un nome di luogo costituisce sempre un’operazione complessa poiché richiede, oltre alle necessarie competenze linguistiche e filologiche, anche un’approfondita conoscenza dei luoghi che si vogliono indagare e dei fatti ivi accaduti nel tempo”.

     Il termine “Casatico” deriva dal latino “Casaticum”, formato dalla radice “casa” unito al suffisso “aticus”; quindi una voce che si riferisce alla proprietà o al possesso di una casa di abitazione o della terra, legata al diritto d’uso e alla tassazione che colpiva quel bene.

Il Dizionario del Dialetto Veneziano di Giuseppe Boerio ed. 1829, afferma che Casàdego – derivato da “Casatico” – significava “Voce dell’uso, Aggravio, o Imposta Pubblica che si paga da’ proprietari sulle loro case”. Continuava il Boerio: era “un’imposta emessa dal Governo Veneto che dicevasi Campatico per campi e Casatico per le case”. Quelle imposte furono emesse durante la guerra di Candia, nel 1655 (Enciclopedia Treccani).

     Noi però troviamo i toponimi “Casatico e Casadego” di Tessera molti secoli prima: era possibile un altro significato? La risposta è affermativa. Negli “Atti del Reale Istituto Veneto” pubblicato nel 1886/87, nel capitolo dedicato agli scavi archeologici di Altino, si afferma che “il più antico documento che ricordi Altino è dell’anno 900”; c’è una copia del XIII secolo conservata in Palazzo Ducale, dove si fa menzione dell’intervento del doge Pietro Tribuno in favore di Giovanni abate del Monastero di S. Stefano d’Altino, per la esenzione “da ogni terratico e casatico…” al vescovato di Torcello. Si potrebbe perciò ipotizzare che, a quel tempo, la località di Casatico di Tessera fosse soggetta al vescovo di Torcello e chi la usava fosse tenuto al pagamento di un “contributo” al vescovo Torcellano.

     Nel documento (Fig. 5) del 1164 si descrive una “Promissione” del Priore di S. Elena relativa ad un pezzo di terra in Casadego di “contribuire in perpetuo” (una sorta di imposta perenne) nel giorno dell’assunzione di Maria Vergine, al vescovo di Torcello per quella terra ceduta dal Vescovo al monastero di S. Elena.

    Un esempio analogo se non simile, è raccontato per i territorio di Riva del Garda, soggette al Vescovo di Trento. Alla metà del secolo XII, gli abitanti non avevano un vero diritto di proprietà sulle case cittadine, poiché erano tenuti al pagamento di un tributo (detto Casaticum) al Vescovo di 12 denari per ogni casa. Ciò significava che le case erano tutte costruite su terra vescovile e che vi era un vincolo di dipendenza diretta tra il vescovo e gli abitanti di Riva del Garda.

     Una terza ipotesi si trova nel “Dizionario del Linguaggio Storico ed Amministrativo di Giulio Rezasco, ed. 1881, dove si afferma che il toponimo Casatico, in diverse città italiane, significava “quel che si pagava per tenere le merci ne’ pubblici magazzini”. Poteva perciò essere una “tassa o gabella” imposta sulle merci che erano in deposito nei magazzini (fondaco) situati in quella zona?

Era verosimile che a Tessera il nome Casatico fosse attribuito perché in quel luogo era presente un magazzino pubblico o una casa con magazzino pubblico?

     Quest’ultima ipotesi potrebbe essere spiegata con la posizione della località di Casatico: si trovava infatti lungo l’unica strada (ora via Piovega) percorribile e che collegava Mestre con la laguna; consentiva perciò di raggiungere Mestre verso sud/ovest e la laguna e quindi con Venezia verso est. La strada incrociava la via Annia chiamata “Stradella” (ora via Orlanda) ed era adiacente alla Fossa Piovega chiamata anche “Naviglio” (probabilmente per la sua navigabilità) che continuava nel “Canal de Tessera” che sfociava in laguna, dove probabilmente c’era un porticciolo sulle sue rive. Non lontano dall’incrocio con l’antica via Annia, sul percorso verso la laguna, c’era la chiesa di S. Antonio di Tessera, di cui non si ha notizia dalla metà del 1300.

     Una mappa datata fine ‘400 indica la posizione di Casadego, della chiesa di S. Antonio (in prossimità di una fornace abbandonata dei frati Crociferi), le strade e le vie d’acqua  (fig. 1). Quindi possiamo affermare che il Casatico si trovava lungo un itinerario ricco di luoghi di interesse religioso e commerciale.

     Forse queste ipotesi sul toponimo Casatico (Casadego) non sono del tutto convincenti. Quindi per trovare una spiegazione plausibile del toponimo bisogna ancora scavare negli archivi, mettere a confronto vari testi e mappe per capire il contesto economico, urbano e religioso in cui si trovavano le strade e le vie d’acqua esistenti all’epoca e ora in parte scomparse. La ricerca perciò continua.

1) Manso: nel Medioevo, la quantità di terreno che una famiglia di coloni poteva coltivare annualmente con un paio di buoi o con un solo aratro.

A cura di Leonello Pellizzier






 

 

 

 

Succ Articolo

© 2026 Mestre Antica

Tema di Anders Norén